Guarda, vedi, tocca, annusa, gusta la missione!

Mate: sapore calamita

Se c’è un simbolo nel quale gli argentini si identificano, questo è il mate, senza ombra di dubbio. A noi italiani succede invece che gli altri ci identificano con “pasta”, “spaghetti”, “tarantella”, “pizza”, e via dicendo. Vi è mai capitato, ma se incontrate una persona straniera che non sa dire nemmeno “beh” nella nostra lingua, per lo meno sa biascicare una di queste parole?
Non so cosa ne pensate voi, sarà che sono “nordica”, sarà che sono allergica alle categorizzazioni, però – nonostante io ami pizza e pasta – non mi sembra che queste cose rappresentino il mio essere italiana ( e nemmeno la bagna cauda o la polenta…).
Invece no, gli argentini stessi si identificano nel mate, non si tratta di stereotipi che altri hanno loro appioppato, volenti o nolenti. Ma di cosa si tratta?



Il mate che le sorelle mi hanno regalato al mio arrivo in Argentina


Mate: istruzioni per l'uso
Gli ingredienti sono molto semplici: acqua calda, ma non troppo. Erba mate. Se volete zucchero, ma è facoltativo. Gli strumenti necessari sono anch’essi basici: un recipiente, spesso ricavato da un tipo particolare di zucca, e una cannuccia di metallo che fa anche da filtro. E poi, se mettete l’acqua nel termos, è meglio, così si mantiene la temperatura.
Mettete l’erba nel recipiente, che si chiama mate, per circa tre quarti della capienza. Versate l’acqua, e succhiate il liquido con la cannuccia, in gergo bombilla. Detto, fatto. Non vi avevo scritto che era una cosa semplice? Ma di solito le cose importanti non sono tanto complicate.

Quando si prende il mate? A qualsiasi ora del giorno e della notte, specie in compagnia. Se viene un amico, o ci si incontra per una riunione, il mate passa di mano in mano, quasi ritmicamente: chi si incarica di fornire l’acqua, prepara il mate e lo passa al vicino, il quale, quando ha finito, glielo ridà, lui lo riempie, e glielo ripassa, questa volta per passarlo al suo vicino, e così via, a completare il giro.

Il sapore "calamita" 
Capite già la differenza tra un nostro caffè e il mate? Si beve tutti nello stesso recipiente, che passa di mano in mano, tessendo una rete (un ponte!) invisibile ma molto reale tra le persone. Non si tratta di bere ciascuno nella propria tazza, ma di condividere:  sembra una cosa banale, eppure fa la differenza. Il mio primo mate “pubblico” è stato in una riunione con i Laici Missionari della Consolata. Eravamo seduti tutti in cerchio, mentre il mate girava e tesseva una rete di condivisione.
Che gusto ha il mate? No, non preoccupatevi: non ha il sapore della calamita, per carità! Ha il gusto di una tisana un po’ particolare, diciamo così. L’erba mate può essere anche molto forte, ma ci sono qualità dal gusto particolarmente soave. Se si aggiunge lo zucchero, il sapore cambia notevolmente.
Ha il sapore “calamita” un’esperienza forte che ho fatto in comunità. Era l’ora della merenda. Una sorella prepara il mate e invita altre due a prenderlo insieme. Ci sediamo, poi arriva un’altra sorella, che automaticamente si siede nel cerchio, poi un’altra, che però non lo beve, però si siede lo stesso, e così, nell’arco di 10 minuti, il mate ha dimostrato il suo sapore/effetto calamita. E’ incredibile, ma è proprio così! Il mate congrega, costruisce circoli nei quali si chiacchiera del più e del meno, ma alle volte anche di cose importanti.
Una missionaria che ormai da vent’anni lavora in Argentina, mi diceva che le persone alle volte ti chiedono di parlare, allora vengono da te, si siedono, prendono il mate una, due, tre volte… e poi alla fine iniziano a parlare. Perdita di tempo? Non è meglio arrivare, spiattellare tutto, cercare insieme una soluzione, e poi… arrivederci e grazie?


Curioso incontro tra le "mie" missioni: una yerva mate al sapore di guaranà, tipico del Brasile!
Risultato: ottimo!


La saggezza di “perdere tempo”
 Il mate passa di mano in mano, e questo richiede tempo: ecco un’altra caratteristica che lo differenzia dal bere un te o un caffè in compagnia. A nessuno viene in mente di berlo in fretta, anche perché tecnicamente non è possibile: per quanto grande sia il mate, per poterti soddisfare devi almeno riempirlo 3, 4 volte!

Quando sono arrivata in Argentina, le sorelle me ne hanno regalato uno (quello che vedete nella fotografia). Mate significa condivisione, amicizia, era un modo per dirmi benvenuta. Ma hanno aggiunto un augurio, molto prezioso: “Ti auguriamo di “perdere tempo” con la gente. Perché il miglior modo di non perdere tempo, è proprio sedersi e utilizzarlo per costruire relazioni (ponti!) con le persone che incontri”. Non c’è dubbio, hanno colto nel segno. Per molti anni “missione” significava costruire 1000 ospedali e scuole in paesi poveri, correre come dei dannati e lavorare 26 ore al giorno per star dietro alle strutture. Altri tempi, altre situazioni: oggi parliamo di missione come relazione, cammino insieme alla gente, incontro, condivisione… Per chi c’era, è stato un po’ il fil rouge del mio Mandato Missionario, vi ricordate? Il ponte significa tutto questo. E le relazioni non si costruiscono in cinque minuti, sono frutto di un cammino.

La sapienza del popolo argentino, quella sapienza che si costruisce di generazione in generazione, lo ha incarnato in questo gesto semplice e quotidiano del mate.
Mate: sapore calamita Mate: sapore calamita Reviewed by Stefania Raspo on 15:19 Rating: 5

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