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La nostra prima Settimana Santa


Arriviamo a Vilacaya per la festa della Candelora, e dopo poco già inizia la Quaresima, un tempo forte per il cammino di fede, ma che per noi vola via senza che ce ne accorgiamo, mentre corriamo da una parte e dall’altra per i documenti del permesso di soggiorno.
Però, grazie a Dio, riusciamo a vivere bene, con cuore e occhi spalancati, la nostra prima Settimana Santa in terra potosina, vivendo una serie di eventi in gran parte nuovi per noi. Ve ne racconto alcuni, naturalmente usando tutti i sensi.

le tipiche croci fiorite delle wataqaminas, in  Ñuqui
Domenica delle Palme
E’ una festa molto sentita, e preparata con anticipo: gruppi di uomini, a piedi, con il loro asino al fianco, scendono dall’altipiano andino alle valli tropicali, impiegando vari giorno per arrivare: lì tagliano le fronde delle palme e ritornano alle loro comunità. La Domenica delle Palme le autorità tradizionali arrivano con i grandi fasci che fanno benedire, e che poi distribuiranno l’indomani alle famiglie della propria comunità. La festa grande si è celebrata in Puna, dove si svolge anche una fiera grande, però noi sorelle, per venire incontro al nostro parroco, celebriamo a Vilacaya e Otavi, mentre lui celebra in Puna insieme al nostro vescovo Ricardo.

Giovedì Santo a Ñuqui
A Ñuqui, arriviamo tutte le volte verso sera, e questo è il vespro della Cena del Signore. Entriamo nella chiesa, dove un gruppo nutrito di donne sta pregando e cantando, come è lo stile delle Wataqaminas. Qui in Ñuqui ci sono molte giovani, che rendono il canto più corposo, ed usano melodie diverse da quelle usate in Vilacaya, più elaborate. La preghiera continua per un buon tempo, fino a quando entra nella chiesa un altro gruppo di Wataqaminas, cantando, cantando più forte: si crea come una competizione tra i due gruppi, a chi canta di più. Tutto questo, ai nostri orecchi un po’ stonato e caotico, dura vari minuti, fino a quando tutti tacciono e inizia la celebrazione della Messa, completamente in quechua. Le donne continueranno la loro preghiera tutta la notte, in veglia per prepararsi alla Pasqua.

in Ñuqui, un uomo carica nell'aguayo i pani e porta una collana
con i frutti della madre terra
Venerdì Santo e i Dodici Piatti
Non è una novità: anche in Jaguararí, nel Nord Est del Brasile, il Venerdì Santo è un giorno con un pranzo ricco e abbondante; anche qui in Bolivia è così. In Brasile l’origine di questa tradizione è da trovarsi tra gli schiavi, che mangiavano il cibo del padrone, che il venerdì santo digiunava e faceva opera di carità dando cibo abbondante ai suoi subalterni. In Bolivia potrebbe avere la stessa origine, nella relazione tra gli spagnoli latifondisti e la loro servitù. Per lo meno una volta all’anno, chi sempre digiuna può mangiare bene…
Ci hanno spaventate quando ci hanno detto che il Venerdì Santo si mangiano 12 piatti, come i Dodici Apostoli nell’Ultima Cena, e che bisogna mangiare tutto! Ma grazie a Dio nella zona potosina i piatti sono solo tre, con menù fisso: il primo è un piatto a base di pesce, con sugo rosso e patate. Il secondo è il locro, niente a che vedere con il locro argentino: questo è totalmente vegetariano, una zuppa umida a base di zucca dolce ed altre verdure, con l’immancabile peperoncino fresco. Il terzo è riso con latte dolce. Siamo state invitate a pranzo da Don Leandro e Doña Celsa, che ci hanno servito questo pasto tipico, e spiegato varie tradizioni. E poi, nel pomeriggio, sono arrivate varie famiglie a portarci i tre tradizionali piatti, perché, ci spiegano, bisogna condividere. Così che ci siamo ritrovate il frigo pieno di cibo, che nei giorni seguenti abbiamo consumato.

in Vilacaya, preparazione del Cristo morto, sempre con fiori,
per la processione del Venerdì Santo
Alla sera, Via Crucis per il paese, preparata dalle Wataqaminas, mentre nel pomeriggio sono stati preparati il Cristo morto, San Giovanni e Santa Maria Addolorata, restaurati in tempo per il Triduo. 
Al Cristo morto mettono tanti fiori, come alla croce, e quattro mele, conficcate in due spiedi, posti a croce. Interessante, ma non abbiamo chiesto la spiegazione. Solitamente la gente pone ciò che ha, il meglio che ha: questa è la stagione di raccolta delle mele e delle pesche.

Particolare: olter ai fiori, l'addobbo prevede mele, conficcate in stecchi e
messi a forma di croce

Veglia (vera) in Otavi
Il P. Mario ci ha consigliato di partecipare alla Veglia in Otavi, che dura tutta la notte. Lui sarebbe arrivato per le 4 della mattina (o notte?) per celebrare la Messa di Risurrezione. La chiesa si è popolata di vari gruppi di Wataqaminas, che hanno portato le loro croci, diverse da quelle della Quaresima: ci sono altri addobbi, persino un aereo giocattolo e lanterne appese ai bracci. Le stesse Wataqaminas sono splendide, vestite con abiti della festa, elegantissimi, e persino indossano corone luminose, una cinesineria cha pare andare d’accordo con la tradizione quechua.
La Veglia liturgica classica è stata diretta dal diacono Filomeno, dopo di che ci siamo spostati nelle vie del paese in processione. Ogni gruppo canta le sue melodie, facendo a gara a chi grida più forte, quasi ci stiamo abituando… Ritorniamo in chiesa che già è mezzanotte, comincia la Veglia diretta a turno da un gruppo di Wataqaminas. Noi un po’ dormiamo, un po’ le seguiamo: sono canti in quechua. Le due Wataqaminas che dirigono stanno in piedi e cantano brevi frasi, che le altre ripetono. Sono ammirabili: a questa ora della notte è uno sforzo grandissimo! Questa sì che è una vera Veglia Pasquale! Grazie a Dio, P Mario arriva puntuale e si inizia alle 4 in punto la Messa. Alle 6,30 della mattina accogliamo le prime luci dell’alba di risurrezione viaggiando in direzione Vilacaya.
le elegantissime Wataqaminas di Otavi, durante la processione
dopo la Veglia del Sabato Santo

La nostra prima Settimana Santa La nostra prima Settimana Santa Reviewed by Stefania Raspo on 16:05 Rating: 5

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