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Il tempo di carnevale

Il carnevale è una festa vissuta in molte parti del mondo, con modalità diverse e con vari significati: se, infatti, per l’Europa è un tempo di disordine sociale programmato (inversione e cambio di ruoli, spazio per la satira e l’ironia), per il Brasile è – nella famosa espressione delle scuole di samba – lo spazio per scatenare la creatività artistica (plastica, musicale e danzante) all’ennesima potenza. In Argentina stanno prendendo piede in questi anni i gruppi di Murga (vedi articolo del 2012) che raccolgono generalmente giovani dei quartieri marginali e hanno un’espressione corporea molto particolare. E nell’Altipiano andino, che cosa significa il Carnevale?

la comunità di Vilacaya riunita attorno alla pompa dell'acqua
Si tratta di una delle feste più importanti dell’anno, insieme al tempo dei defunti. Sia il Carnevale cristiano (poiché questa festa precede la Quaresima, è legata al calendario liturgico cattolico), sia il giorno dei Defunti coincidono con due tempi delicati e importanti dell’anno agricolo: Carnevale corrisponde alle celebrazioni che il popolo quechua e aymara vivono per ringraziare dei frutti della terra, in un tempo in cui inizia il raccolto, che si protrarrà fino a Pentecoste, all’incirca. Quando il popolo andino dà molta enfasi a una festa cristiana, è perché l’ha caricata di significati ancestrali e vitali, e in questa appropriazione gli elementi cristiani e originari si intrecciano dando un risultato del tutto nuovo, e allo stesso tempo totalmente originario.

momento conviviale
Il giovedì grasso è il giorno delle “comadri”:  le donne visitano le conoscenti che sono madrine dei loro figli. In Potosí è una festa importante: sugli usci delle case si trovano petali di fiori e coriandoli, segno della visita della comadre. Il “padrinaggio e madrinaggio”, lo abbiamo già detto altre volte, è parte costitutiva del tessuto sociale. Anche su Whatsapp si celebra, e anche noi riceviamo gli auguri da altre suore “Comadri in Cristo”. Il giorno seguente andiamo a Potosí e dobbiamo districarci per raggiungere le mete desiderate: le strade sono occupate dalle scuole che fanno le loro sfilate, con tanto di guerra di schiuma. Questa espressione carnevalesca è in tutto simile all’italiana, solo che non ci sono carri allegorici qui, solo danze e maschere, alcune importate dal mondo globalizzato, come Superman e altri eroi. Ma le bancarelle a tema ci dicono che nelle case c’è qualcosa di più: infatti, oltre a vendere costumi e maschere, offrono anche addobbi per case e auto. Il carnevale, infatti, è il tempo per ch’allare (benedizione originaria propiziatoria) le case e i veicoli, e ciascuno lo fa nella propria famiglia.

la ch'alla della pompa dell'acqua
Il tempo per la ch’alla è il martedì grasso, ma ritorniamo indietro: domenica di carnevale, alla Messa ci siamo solo due suore, una bimba e una signora “turista”, non residente in Vilacaya: la gente sta preparando la grande festa del martedì. C’è un silenzio più intenso del solito nel paese: tutti al lavoro per la ch’alla, solo ogni tanto si sente un flauto, anche la prova degli strumenti fa parte dei preparativi. 

Martedì: una benedetta pioggia rallegra questo giorno di ch’alla. Le case si addobbano per ricevere la benedizione, e così i veicoli: nella piazza passa un fuoristrada pieno di palloncini. Si sentono, prima di mezzogiorno, diversi petardi che scoppiano: segno che si stanno facendo le ch’alle nelle varie case. 

addobbi del Centro Mades con la benedizione della pioggia

Alla sera tutti in piazza danzando, con le ghirlande di stelle filanti al collo e la farina sulla faccia, tipico di questa festa. Suor Marisa incontra un giovane uomo, tutto addobbato: “Piove, hermana! Se non pioveva, in molti dovevamo andare via da Vilacaya!”. La benedizione più grande è questa pioggia: la Pachamama non si è dimenticata dei suoi figli che danzano in suo onore.


Mercoledì delle Ceneri: inizia ufficialmente la Quaresima, ma qui è ancora carnevale: ho detto che i calendari cristiano e originario coincidono, ma non proprio al millimetro. Infatti, la prima domenica di Quaresima, la “domenica di tentazioni” (in quanto il Vangelo sempre ricorda le tentazioni di Gesù nel deserto) è ancora carnevale. In Vilacaya si anticipa questo momento con una ch’alla comunitaria, quella dell’acqua, alla vigilia della festa delle tentazioni. Scendiamo al fiume, dove c’è la pompa dell’acqua, e già troviamo alcune signore sedute all’ombra, con le loro pentole lì vicino. Anche noi abbiamo portato del cibo: è il tempo della condivisione. Poco dopo arrivano le autorità del Comitato dell’acqua, e iniziano ad addobbare la pompa, a darle bevande e confetti “La Pachamama accetta anche i confetti” mi dice una signora. E poi iniziano a distribuire bevande e confetti ai presenti. La gente continua ad arrivare alla spicciolata, e la ch’alla segue nella sua dimensione di banchetto, di convivio comunitario. Le donne aprono le pentole e iniziano a distribuire il cibo. E’ così tanto che ogni persona avrebbe bisogno di una bacinella per contenere tutto quello che riceve. E poi inizia a circolare chicha a litri e litri, insieme a bicchierini di singani (grappa): la festa se non è abbondanza, non è festa. Il sole già tramonta quando ce ne andiamo, ma la gente continua. “Bisogna ch’allare l’acqua” dicono “perché non manchi durante l’anno”. E una signora che vive in Potosì dice che in città il martedì grasso la gente mette dei fiori o degli addobbi a un recipiente d’acqua, per chiedere che non ne manchi durante l’anno. E di questi tempi, è proprio necessario tale benedizione propiziatoria tipica di questa cultura originaria!

nella ch'alla dell'acqua, tutti condividono il cibo
Il tempo di carnevale Il tempo di carnevale Reviewed by Stefania Raspo on 01:00 Rating: 5

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