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Incidente comunitario

“Pueblo chico, infierno grande”, dice il proverbio da queste parti: paese piccolo, inferno grande. Tutti si conosco e si fanno gli affari di tutti, insomma. Se questa “norma” è quasi universale nei piccoli paesini dove tutti si conoscono, qui in territorio quechua si intensifica ancora di più. Non è tanto che ciascuno si fa gli affari suoi, è che la stessa micro società si regge su legami così fitti, che non si riducono alla parentela. Certo, dapprima ci sono le relazioni con la famiglia nucleare, che sono particolarmente forti. Poi c’è la famiglia allargata, composta da zii e cugini, anch’essa molto significativa. Quindi c’è una serie di legami che sono dentro o fuori della famiglia, anch’essi molto importanti: padrini e madrine, che sono compadri e comadri, e la serie di figliocci vari. Più alcuni altri adulti che chiamano “zio” e “zia” senza essere fratelli o sorelle dei genitori, ma che sono adulti di riferimento per i ragazzi e che continuano ad esserlo anche da grandi. A questa fitta rete di relazioni, si aggiunge la dimensione comunitaria, che essendo piccola, molte volte lascia fuori dalla trama descritta prima poche persone, o nessuna.



Fatta questa premessa, adesso veniamo all’accaduto in questione. Due ragazzotti di circa 17 anni, stanno viagiando nell’auto di uno dei due, e siccome sono conduttori novellini, perdono il controllo della macchina e vanno fuori strada. Suor Mercy ed io, di ritorno da Kepallo, li troviamo che già sono stati soccorsi da due professori ed altre persone. Noi suore li portiamo all’ambulatorio di Vilacaya, mentre gli altri rimangono sul luogo dell’incidente per vedere cosa fare dell’auto.
Se avessi avuto qualche dubbio ancora sulla mia non vocazione alla medicina, sarebbe stato chiaramente fugato in quel momento: non sono per niente eroica in queste cose, e nemmeno so aiutare, però per lo meno accarezzavo la fronte dei due ragazzi, come farebbe una mamma, per consolarli e calmarli un poco.
In pochi minuti, mezzo paese e mezza scuola sono fuori dalla porta dell’ambulatorio. Anche i bambini vogliono entrare, ma non è curiosità: lo fanno con un sentimento di mestizia che dice la loro partecipazione al dolore. I professori della scuola, che amano sti ragazzi come se fossero suoi figli, sono molto preoccupati e fanno di tutto per aiutare. Anche i giorni successivi, nel week end, non si dimenticano dei loro giovani.
Il resto delle persone si trova sul luogo dell’incidente, per togliere la macchina di mezzo prima che arrivi la Polizia. Perché qui il carro attrezzi è solo della Polizia, e serve per sconfiscarti a priori l’auto in caso di incidente. Siccome la macchina non era regolare, tutti si sono messi al lavoro per nasconderla.
Dopo i primi soccorsi, l’infermiera li accompagna in ambulanza a Potosì dove sono ricoverati e grazie a Dio, a parte un braccio rotto, non si riscontrano problemi gravi. Fa un po’ di problema la mancanza di soldi, essendo figli di famiglie povere, ma ci mobilitiamo e la solidarietà fa il resto (perché in Bolivia, se ti ammali è meglio tenere un gruzzolo di pesos, altrimenti non ricevi le cure necessarie...).



Quello che ho percepito è che tale incidente non è stato di una famiglia, bensì di tutta una comunità, e come un cerchio d’acqua, si è propagato: il giorno seguente, andando a Tres Cruces con la jeep, una signora è salita per venire con me, e arrivate al punto dell’incidente, anche lei commentava: “E’ qui che è successo...”. E così al ritorno, con un’altra signora: “Qui è capitato l’incidente...” e nel tono della voce c’era partecipazione, non curiosità o semplice constatazione.

Tale solidarietà, intensa come un solidum, un tutt’uno, si vede anche nella protezione dei bambini: se un piccoletto sta giocando fuori dalla vista della mamma, ci sarà un altro adulto che lo controlla perché non si faccia male, e così nella correzione educativa: qualsiasi adulto sente il diritto dovere di sgridare un bambino, e nessuna madre lo proibirà. SI nasce in una famiglia, però anche in una comunità. Non per caso i bambini chiamano “zio” e “zia” in forma di rispetto tutti gli adulti del paese. 
Incidente comunitario Incidente comunitario Reviewed by Stefania Raspo on 01:30 Rating: 5

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