Guarda, vedi, tocca, annusa, gusta la missione!

Il Vangelo è tutti i giorni

Ci sono luoghi, come quelli in cui ho vissuto e lavorato in Italia e in Brasile, in cui certe parti del Vangelo hanno bisogno di spiegazione e illustrazione. Mi spiego meglio: in una città, per esempio, le parabole legate alla pastorizia o alla campagna necessitano di fotografie e didascalie, per far capire, soprattutto ai bambini, a cosa si riferiscono. Qui in Vilacaya non abbiamo di questi problemi, perché il Vangelo è all’ordine del giorno: la gente porta le pecore al pascolo quotidianamente (vedi l’immagine biblica del pastore e la parabola della pecora smarrita), ara il terreno con i buoi (vedi l’immagine del “giogo soave” che usa Gesù), lotta con gli uccelli per salvare i semi e per farli crescere (vedi la parabola del seminatore). Tutto questo, non solo ci toglie un “problema” pastorale, ma anche ha conseguenze particolari nella spiritualità, sia della gente, sia di noi sorelle.

pastorizia
Come la pioggia verrai: l’Avvento
In Vilacaya abbiamo passato l’Avvento a testa in su, guardando il cielo ed aspettando con ansia le nuvole della pioggia. Novembre è un mese duro, in attesa della benefica pioggia: anche se si irriga l’orto, è inutile: i semi non germogliano fino a quando non scende la pioggia del cielo. L’immagine della terra assetata e dell’acqua benefica è frequente nella Bibbia, e non si tratta di una licenza poetica: Israele si estende in una regione arida, montagnosa, proprio come Vilacaya e – in generale – l’Altipiano. L’attesa della pioggia tocca l’anima, è un’esperienza spirituale molto profonda, ve lo assicuro. O sarebbe meglio dire che è un’esperienza totalizzante, che coinvolge il corpo e l’anima alla stessa maniera, insomma: tutto ciò che siamo. La comunione con la natura si fa stretta, e la preghiera per chiedere il dono della pioggia si fa voce di tutto il Creato assetato. La liturgia di Avvento ha le stesse caratteristiche: attesa profonda, totalizzante del Salvatore, invocazioni accorate  a nome anche delle creature, della “Creazione che geme le voglie del parto”, come dice San Paolo ai Romani (capitolo 8).

All'inizio dell'Avvento, Esercizi Spirituali
Bibbia aperta alle sponde del Titicaca
Il sentire delle culture originarie
Il popolo della Bibbia è una realtà “originaria” (o “nativa”) così come lo è il popolo quechua. Ci sono valori vivi che la modernità e la postmodernità non hanno cancellato, un modo di sentire affine che permette di entrare in sintonia. Per esempio: la realtà è vista come un tutt’uno armonico, e questa armonia è impegno di ciascuno preservarla, come è dono della divinità. In quechua la totalità dell’esistenza è detta “Pacha” e nella Bibbia il termine “Shalom” parla allo stesso modo in un’armonia del tutto, non significa semplicemente pace, come a volte diciamo (Alle volte penso che la cultura contadina di mio padre o dei miei nonni non era tanto distante da questa realtà, solo che quando ero giovane certe cose non le capivo). Una sorella che ha lavorato nel Mozambico mi diceva che i Makua captano automaticamente i messaggio dell’Antico Testamento, molto più facilmente di quanto riusciamo noi.

Tutta la riflessione che ho fatto fino ad ora (e spero di non avervi annoiato) mi fa arrivare a due conclusioni: la prima, è che noi missionarie siamo fortunate ad entrare in contatto con la realtà quechua, che ci permette di fare esperienza di Dio in modo profondo. La seconda, è che in qualche modo la nostra pastorale, la nostra comunicazione del Vangelo non può prescindere dall’affinità originaria, bensì dovrebbe partire proprio da essa. Che Dio ce la mandi buona… 

Un ritiro spirituale con i nostri giovani

Il Vangelo è tutti i giorni Il Vangelo è tutti i giorni Reviewed by Stefania Raspo on 01:30 Rating: 5

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