Guarda, vedi, tocca, annusa, gusta la missione!

Lo sguardo del Tata

Lucilda è la mia piccola collega della domenica mattina: appena sente suonare la prima campana della Messa, corre in fretta alla Chiesa e insieme... lavoriamo: pieghiamo i foglietti della Liturgia, accendiamo le candele e proviamo i canti della Messa: io con la chitarra e lei con il tamburo e il tamburello, che con il tempo ha destramente imparato a coordinare, da buona percussionista. Tra le tante cose che facciamo non manca il tempo per parlare di molte cose. La domenica prima della festa di San Pietro mi dice: “Hermanita, ieri c’ero quando hanno fatto scendere San Pietro” infatti, dalla nicchia in cui abitualmente risiede, la statua è posta sulla portantina ed esposta in un luogo facile da raggiungere ai devoti. “Mi ha guardata tutto il tempo Tata San Pietro”. “E che cosa ti ha detto?” “Non so...” “E adesso ti guarda?” “Si...” mi risponde, ricambiando lo sguardo al Tata. “Di sicuro ti dice che ti vuole molto bene...” “Certo, perché mi sente suonare tutte le domeniche...”



Il martedì, riuniti per la novena che suor Marisa ha animato, siamo di nuovo davanti alla statua di San Pietro, e curiosa le chiedo a Lucilda: “Continua a guardarti?” “No, adesso guarda quella signora là”. La capisco, Lucilda: anche a me alle volte dà l’impressione che san Pietro mi guardi: gli occhi della statua sono molto espressivi, in più qui la gente ha un contatto vivo con Dio e con i santi: proprio il giorno in cui Lucilda mi ha raccontato la sua esperienza, una signora è venuta presto in chiesa. Non ha proferito parole, forse perché non sapeva lo spagnolo, e si è messa davanti al Tabernacolo: ha acceso due candele, ed ha messo davanti alla porticina di Gesù dei vestiti, mi è sembrato di bambino. Quindi si è inginocchiata ed ha pregato a lungo e intensamente, guardando verso il Tabernacolo, quindi se ne è andata, senza una parola. Sicuramente ha chiesto il dono della salute per un suo famigliare, ma non è raro vedere gente che davanti ai Santi protende tutto il suo essere, corpo e anima, verso Dio e gli amici di Dio che venerano.

Ed è così che è arrivata la vigilia della festa, nella quale molte persone, prima e dopo la Messa, mentre la gente fuori danzava e prendeva una bevanda calda attorno al falò, si avvicivana al Tata con la stessa intensità di fede e di relazione, ed io mi ricordavo di Lucilda, e di me, e immaginavo come tutta quella gente incrociava lo sguardo di San Pietro e da Lui riceveva forza per continuare il cammino.



Nella cultura andina San Pietro è un Santo particolarmente popolare, perché come “Portiere del Cielo” ha le chiavi per aprire le porte del Paradiso ai defunti. Per questo la gente offre Messa di suffragio a tante persone decedute. Di solito iniziano dicendo: “per mio nonno...” quindi “Per mia mamma, mio papà...” poi fratelli, sorelle e anche bimbi defunti (fino a pochi anni fa la mortalità infantile era alta, quindi quasi tutte le famiglie ricordano bimbi morti prematuramente). Per noi significa una maratona da ufficio, il braccio e la mano fanno male dal tanto scrivere, ma quest’anno non c’è stata coda, e molti momenti eravamo ferme senza ricevere intenzioni di preghiera. Ho ipotizzato che, in questo tempo di carestia, molte famiglie se ne sono andate alla ricerca di vita e lavoro altrove, ed ho trovato conferma quando mi hanno detto che in Potosì c’era molta più gente, soprattutto contadini umili e semplici: sicuramente sono coloro che sono migrati alla città, senza contare tutti quelli che se ne sono andati più lontano.

anche due diavoli, un vizio capitale, una tigre e due nonni
accompagnano San Pietro nella processione!
Ma su tutti, sui presenti e anche sugli assenti – che sicuramente hanno ricordato la festa patronale di Vilacaya – San Pietro ha posato il suo sguardo, e speriamo che tutti abbiano potuto sperimentare quegli occhi attenti e dolci, come quelli di un padre buono.
Lo sguardo del Tata Lo sguardo del Tata Reviewed by Stefania Raspo on 01:00 Rating: 5

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